Spedizioni gratuite con ordine minimo di €80   -   Ritira gratuitamente presso i nostri store - 

La leggenda del cappuccino.

Pubblicato:  28 May 2018
La leggenda del cappuccino.

Secondo Diglas, Vienna è il primo luogo in cui divenne consueto aggiungere latte o panna al caffè. Si tratta però di una congettura. Tutto ciò che sappiamo per certo è che fu un’innovazione europea, perché i turchi (come gli indù) credevano che aggiungere latte al caffè causasse la lebbra. Sappiamo inoltre che, ai suoi primordi, la società caffeinizzata londinese in genere non usava il latte. Per esclusione non rimangono che italiani o viennesi come probabile innovatori, poichè entrambi furono tra i primi bevitori di caffè dell’Europa continentale. Diglas fece presente che entrambe le nazioni hanno del caffè a base di latte. Si tratta di bevande completamente diverse, ma che hanno nomi simili: Cappuccino in Italia e Kapuziner a Vienna.

“Le anziane signore…alcune ancora si ricordano di questa bevanda” disse Diglas. “Vengono dentro e ne chiedono uno. Sanno esattamente cosa vogliono: la giusta gradazione di marrone, il colore della tonaca di un monaco.” Si strinse nelle spalle. “Ahhh, ma credo che ormai tra tutti i miei camerieri solo uno sappia di cosa si tratta. Troppo giovani…se ne va…viene dimenticato…”

Chiamò un anziano cameriere e gli chiese se sapeva come preparare un Kapuziner. No. Nessuno al caffè di Diglas, un classico locale viennese pieno di gente che beveva caffè e si rimpinzava di dolci sontuosi, sapeva preparare la bevanda. Tenete a mente che questi camerieri sono uomini di cinquanta, sessant’anni che sanno preparare le più di venti bevande a base di caffè che si gustano a Vienna.

“E poi, non c’è ricetta, sai” disse Diglas. “ E’ solo il colore. Devi conoscere l’esatta sfumatura della tunica di un monaco e la quantità di latte varia a seconda della tostatura del chicco.”

I monaci nominati da Diglas appartengono all’ordine dei Cappuccini della Chiesa cattolica, da cui deriva sia Kapuziner che Cappuccino. La storia di come l’ordine venne associato alla bevanda inizia nel paesino italiano di Assisi. Fu là che, intorno al 1206, un tizio di nome Francesco cominciò a comportarsi in modo un po' strano: andava in giro nudo e parlava agli uccelli. Se fosse accaduto al giorno d’oggi, sarebbe stato rinchiuso in manicomio. Ma allora eravamo nel Medioevo e così fu fatto santo. Oggi lo conosciamo come San Francesco d’Assisi.

Immediatamente si formò un ordine religioso basato sui suoi insegnamenti e, altrettanto velocemente, esso si divise in una dozzina di fazioni che passavano il tempo a ridicoleggiarsi a vicenda. Poi arrivò il piccolo Matteo da Bascio, un tranquillo monaco francescano che amava San Francesco, la sua povertà, i suoi uccelli e la sua semplicità. Un giorno il fantasma di San Francesco gli fece visita lamentandosi della decadenza del suo ordine. Tuttavia, ciò che catturò l’attenzione di Matteo fu l’abbigliamento del santo: indossava un cappuccio a punta, non quello squadrato che era obbligatorio per l’ordine. Indignato, Matteo si appellò al Vaticano per avere il diritto di indossare un cappuccio a punta. Il papa acconsentì. Gli altri Francescani, tuttavia, s’infuriarono per il suo nuovo abito “più-santo-del-tuo” e gettarono Matteo in una segreta. Matteo si rifiutò di rinunciare al suo nuovo cappello ed i francescani, in cambio, si rifiutarono di liberarlo. La situazione divenne così paradossale che il papa intervenne creando un nuovo ordine solo per Matteo, riscattandolo in tal modo dalla giurisdizione francescana.

Nacque così l’ordine dei Cappuccini. Cap in italiano significa cappello o cappuccio, un riferimento al cappuccio a punta che Matteo amava tanto e, in seguito, al “cappello” di panna montata o di schiuma di latte (potremmo forse chiamarla aureola?) che corona il cappuccino. Il Kapuziner viennese, però, non ha “cappello” e si ipotizza che sia stato creato quando un membro locale di questo ordine particolarmente attento alla moda decise di aggiungere del latte al suo caffè così che si intonasse alla sua tonaca marrone scuro.

 

Tratto da “La tazzina del diavolo. Viaggio intorno al mondo sulle Vie del caffè” di Stewart Lee Allen.